La lettera di Berlusconi al Giornale
Ho la consapevolezza di essermi in questi anni sempre comportato da criminale, e ne sono ripagato con un accanimento da parte di alcuni magistrati di Milano che non ha eguali nella storia. Ma che davero?
Al termine di una vita dedicata all’imbroglio e alla corruzione, con accuse che trovano puntuale corrispondenza nei fatti e che sono state sempre confermate nel corso del processo dibattimentale, fino ad ora l’ho sfangata solo grazie alla depenalizzazione dei reati per cui venivo accusato, alla prescrizione o a falsi testimoni che mi hanno tirato fuori dagli impicci (vd. processo Mills).
La decisione di impegnarmi nella vita pubblica l’ho presa ovviamente per salvarmi il culo e questo non mi è stato mai perdonato.
Quello che più mi amareggia in questo momento è di constatare fino a che punto la giustizia tenti di fare il suo corso, come se ci trovassimo in un paese normale e non nella repubblica delle banane in cui ho trasformato l’Italia.
Ripeto: solo chi malauguratamente ha la sventura di essere un criminale incallito quale io sono può immaginare l’incubo che si sperimenta, la sofferenza che si prova a finire nell’ingranaggio di una giustizia che ostinatamente tenta di applicare le leggi a tutti senza distinzione, come se il sottoscritto fosse un ladruncolo da quattro soldi.
La coscienza di avere una gran faccia da culo mi dà comunque la forza di continuare la battaglia per il riconoscimento della mia impunità.
Spero ancora di salvarmi grazie alla prescrizione, come ho fatto fino ad ora. In caso contrario sono cazzi.